Alessio Arigoni


Non siamo birilli da buttar giù!

0505.jpgdi Giuseppe Bill Arigoni, deputato Ps in Gran Consiglio

Era legittimo credere che la lotta messa in atto dai dipendenti/lavoratori/salariati delle Officine di Bellinzona avesse mandato un messaggioesempio positivo a tutti i salariati.

L’aver lottato per il proprio posto di lavoro e per la propria dignità di uomini, sentendosi forse per la prima volta protagonisti della propria vita lavorativa, avrebbe dovuto lasciare un segno importante. Purtroppo non sembra sia successo. Da quel momento di lotta ad oggi è scoppiata in pieno la crisi economica che ha messo in ginocchio diverse attività e ha fatto pagare ai dipendenti le scelte sbagliate fatte da dirigenti che si preoccupavano solo dei dividendi da dare agli azionisti. Alla faccia della qualità di vita e del rispetto della dignità degli uomini. Molti lavoratori dipendenti di molte aziende, che hanno solo lavorato mettendosi totalmente a disposizione di chi comandava spesso in cambio di salari da fame e facendo straordinari senza essere pagati, sono stati mandati a casa anche se non responsabili delle scelte strategiche delle ditte o delle banche. Già chi ha inventato la catena fordista diceva : “Operai, non vi si chiede di pensare, ci sono persone pagate per questo”. Si è visto!

Chi ha sostenuto l’economia virtuale che prometteva ricchezza per tutti senza creare un posto di lavoro ha scaricato queste persone mettendole a carico dello Stato sociale finanziato anche con i soldi di chi ora è licenziato. Doppia fregatura! Inoltre con la massima sfacciataggine ha chiesto anche dei finanziamenti allo Stato per risolvere i propri errori di strategia economica. 1o-maggio-bellinzona-14.jpgPurtroppo chi è stato licenziato, dopo aver sentito per anni promesse di una società migliore dove tutti avrebbero avuto le stesse possibilità e quindi ha sognato un percorso individuale di benessere, si è sentito svuotato e solo e non ha difeso il suo posto di lavoro ma ha accettato le motivazioni di chi gli ha tolto la dignità di essere protagonista per anni. Essere trattato come un oggetto da usare e buttare via quando non serve più ti consuma e ti toglie adagio adagio la voglia di vivere.

Un giovane direttore avuto come capo diversi anni fa mi raccontava di uno sciopero in America dove dei lavoratori, per ottenere pochi centesimi di aumento all’ora, hanno scioperato per tre mesi e alla fine hanno vinto. Lui aveva chiesto loro se ne fosse valsa la pena se il risultato era stato che per ricuperare i tre salari persi con l’ aumento ottenuto ci sarebbero voluti anni e la loro risposta, formulata con molto orgoglio era stata: “non importa… li abbiamo piegati e abbiamo vinto!”. Avevano lottato uniti per la propria dignità e per sentirsi uomini e non solo per i soldi.

Cosa voglio dire? Che se chi è stato licenziato, (se va bene con un piano sociale d’aiuto ma a volte anche senza questo piccolo sostegno perché i dirigenti si sono ingoiati anche le riserve finanziarie) non dice niente e se ne va come un predestinato agnello sacrificale non cambierà mai niente. Chi gestisce il vero potere, che è quello economico, ha avuto un attimo di panico pensando che la crisi avrebbe portato i dipendenti e le persone in difficoltà a protestare per difendere i propri posti di lavoro e la propria casa. Ma poi questo non è successo e tutto è quasi tornato nella normalità e chi ha subito tace.

Chi gestisce l’economia e i posti di lavoro ricomincerà, appoggiato anche dai suoi rappresentanti in Parlamento a intrallazzare come prima. È solo con una protesta e una lotta di resistenza, ovviamente non violenta, che si cambiano i rapporti di forza tentando di obbligare chi gestisce l’economia a trovare nuove strategie di distribuzione della ricchezza e di rispetto della dignità di chi lavora.

un commento to “Non siamo birilli da buttar giù!”

  1. di Elio

    un pensiero rivolto ad alessio, in questo tragico momento che all’improvviso si è portato via il padre bill, un uomo che sempre ha lottato e combattuto per ideali ed altruismo, un poilito come pochi, che molti hanno apprezzato e che tanti rimpiangeranno.

    ciao, bill e buon viaggio!

    con affetto,
    elio

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