Alessio Arigoni


NO ALLA VIDEOSORVEGLIANZA! intervento in Consiglio Comunale del 21.12.09

Care colleghe e cari colleghi,

oggi voglio rappresentare quella fetta di cittadinanza che non vuole essere spiata dalle telecamere in ogni attimo della propria vita, quando esce di casa per una passeggiata, quando va a lavorare, nei supermercati, nei luoghi pubblici, sul treno, sul bus, al bar, sul luogo di lavoro. Perché la situazione è già ora questa. Telecamere ovunque da una quindicina d’anni. Come fossimo in carcere o agli arresti domiciliari.

video-controllo-di-via-besso.jpgVoglio rappresentare quella fetta di popolazione che non vuole rinunciare a una grossa parte della propria libertà individuale per nessun motivo, tantomeno per rispondere a paure per lo più irrazionali e per lo più indotte artificialmente per ottenere un controllo sulla popolazione.
Un passo alla volta lentamente in avanti verso l’ eliminazione dell’autonomia dell’individuo. Perché ogni volta che si guarda una telecamera prima di tutto si percepisce che in ogni luogo si è guardati da occhi sconosciuti che, anche se atti alla protezione delle persone e delle cose, inducono un perverso meccanismo di annichilimento, di deresponsabilizzazione e di repressione preventiva. È come se nelle prime esperienze di quando eravamo ragazzini fossimo stati osservati e controllati sempre e in ogni luogo dagli occhi dei nostri genitori.

Tante telecamere, tanta paura - Le telecamere nei luoghi pubblici rappresentano uno stato ossessionato dall’ordine, che ha paura, che trova soluzioni veloci e facili che attenuano il malessere nell’immediato ma non curano il malato sul lungo periodo. Infatti da molto tempo si istallano telecamere ovunque, negozi, benzinai, discoteche, musei, piazze, strade, ecc. e la percezione d’insicurezza non solo non è diminuita ma, come sapete molto bene, è addirittura aumentata!

il-grande-fratello-ti-osserva.jpgAumentano il valore degli immobili - La videosorveglianza nei luoghi pubblici è uno specchietto per le allodole con cui le autorità fanno vedere, con poco sforzo, che si occupano di sicurezza raggiungendo anche un altro scopo interessante. Incrementano, con poco sforzo, il valore degli immobili che sottostanno alla videosorveglianza. Quindi mettere telecamere, a spese di tutti i contribuenti, nei luoghi del lusso come via Nassa permette anche agli amici degli amici che ne usufruiscono di farci su anche parecchi soldi.

Non curano il sentimento d’insicurezza - Passiamo ora all’insicurezza. Le paure che alimentano l’insicurezza della nostra società non sono unicamente in relazione agli atti criminosi che capitano per la strada. Infatti l’insicurezza è per lo più alimentata dalla violenza domestica, dalla paura di perdere il posto di lavoro, dalla paura della solitudine, dalla pura di essere sfrattati, ecc. Tutti casi in cui le telecamere non servono a niente! Tralasciando il fatto che la maggior parte dell’insicurezza viene indotta dalle… notizie, spesso terribili, che quotidianamente ci arrivano come un bombardamento dalla televisione, soprattutto quella italiana, una fetta enorme di paure nasce dal disperato bisogno di sicurezza sociale causato in gran parte da questo sistema di società che passa sopra tutto e tutti per arricchire sempre gli stessi lasciando ai piedi della scala ampie fette della popolazione, falciando posti di lavoro e rendendo la coesione sociale precaria e spesso in balia della violenza che alimenta la sensazione di insicurezza.

L’alienazione e individualismo sono il carburante dell’insicurezza. Ma le telecamere sono una soluzione che dà sollievo al cittadino solo a breve periodo. Pensate che fra qualche anno non salti fuori ancora il problema sicurezza? È come voler spegnere un incendio con dei ventilatori!

L’insicurezza è un problema sociale più complesso - La politica non deve rinunciare a cercare soluzioni umane e che coinvolgano in prima persona i cittadini. Si spendano più risorse nella coesione e nella giustizia sociale, si incrementi sensibilmente il numero degli agenti di quartiere, si valorizzino le commissioni di quartiere, e via discorrendo. Non rassegnamoci a vivere in una società spaventata, super sorvegliata, controllata, e sterile.

Le bugie - Per concludere, scrivere nel rapporto, come si legge al paragrafo 3.1, che gli obiettivi prefissati da SecurCity siano “rendere il centro cittadino una zona totalmente sicura e senza lacune dal profilo del controllo preventivo e repressivo”, equivale a raccontare una balla ai cittadini. È evidente a tutti che un luogo non possa essere totalmente sicuro e senza lacune dal profilo del controllo, e per fortuna! È nella natura stessa dell’uomo l’essere libero, creativo, un po’ anarchico, naturalmente un po’ selvaggio. È il libero arbitrio. Impossibile incatenarlo, imbrigliarlo, sottometterlo, perchè prima o poi o si ribella o muore. È la legge della natura.

Basta coprirsi il viso - Mi permetto di ricordare che nonostante la quasi paranoica politica della sicurezza degli Stati Uniti, purtroppo l’11 settembre è successo lo stesso, colpendo tra l’altro città ed edifici governativi super sorvegliati dalle telecamere. Stessa cosa per gli attentati del 2005 a Londra, forse la città più equipaggiata di telecamere al mondo. Ed è proprio da lì, dove la videosorveglianza è stata implementata radicalmente negli ultimi 15 anni, che arrivano le analisi più negative. Alle telecamere ci si può assuefare, i delinquenti trovano la maniera di aggirarle. Basta coprirsi il viso o agire nelle zone dove non ci sono telecamere.

Rischi di discriminazione - Quindi per essere veramente efficace la videosorveglianza andrebbe estesa ad ogni angolo, antro, strada, mulattiera, prato pubblico della città. A parte il costo esorbitante di un progetto simile, ci si interroga su chi possa guardare tale mole di immagini, e anche se avessimo uno di quei nuovi software che riconoscono i visi, chi deciderà quali sono i visi sospetti? Le situazioni anomale? Io sorveglierei soprattutto i giovani per esempio, che si sa, sono per natura tutti teppisti maleducati.

Scherzi a parte, alla fine cosa resterà ai cittadini onesti che non hanno nulla da nascondere? L’ansia di essere controllati sia dai criminali, sia dalla polizia. Senza contare che questo messaggio prevede unicamente di proteggere il centro città, che tra l’altro gode già ora di una fitta rete di telecamere private, lasciando, come sempre, ai buoni propositi la protezione delle periferie. Un bel regalo di Natale ai soliti poveri commercianti del centro città.

Grazie per l’attenzione,

 

Alessio Arigoni

≡ Lascia un commento

*

*(obbligatorio)