UNA LUMINOSA ANALISI DEL TRISTE VOTO ANTI MINARETI.
Nella rubrica “Le Opinioni” de “La RegioneTicino” del 9 dicembre 2009 ho trovato una lettera bellissima del signor Virgilio Pellandini da Londra. Voglio condividerla con voi e spero che facciate lo stesso con i vostri amici.
“Una volta, bambino, esclamai che “anche il Le Pen ogni tanto ha beh ragione”. Mio nonno, orgoglioso patrizio e liberale arbedese, rispose con uno schiaffone, intimandomi: “Gli Svizzeri i fascisti non li ammirano, li combattono”! Il pomeriggio di domenica quello schiaffone l’ho sentito ancora, nel cuore, quando abbiamo deciso di proibire i minareti. Non voglio accusare generalmente di fascismo chi ha votato sì, né discutere se la Costituzione Federale sia luogo appropriato per così infime questioni: fascista è il significato ideologico del voto. Nessuno ha votato pro o contro i minareti. Il soggetto in votazione era altro, più semplice ma superiore: accettiamo che stranieri importino le loro tradizioni in Svizzera? che un giorno il cuscus sieda vicino a castagne e vino nel pantheon gastronomico ticinese? A questo, all’importazione della diversità, abbiamo detto no. Proteggere le tradizioni è stato il nostro credo. Purtroppo, così, queste tradizioni le abbiamo in realtà stuprate: questo paese che tanto diciamo di amare è figlio di gloriose generazioni che hanno aperto case e menti, importato sapere, culture e ricchezze. I Leponti non mangiavano castagne, non parlavano la nostra lingua, non bevevano vino e non avevano nemmeno la nostra religione. Hanno imparato la lingua, bevuto il vino e mangiato le castagne dei Romani; accolto la fede religiosa da un Palestinese e costruito minareti vicino ai luoghi del suo culto; appreso i segreti della finanza da rifugiati religiosi italiani e la forza dell’illuminismo da rifugiati politici francesi. Hanno importato anche, è vero, pestilenze ed orde di criminali. Ma, imparando dai padri ed accogliendo santi e criminali, hanno creato una Svizzera migliore di quella che avevano ricevuto: hanno creato la Svizzera che tanto amiamo. Questa è la tradizione: arrampicarsi sulle gigantesche spalle dei nostri antenati per guardare fuori, lontano. Oggi, invece, diciamo di voler lasciare ai nostri nipoti solo un’imbalsamata clonazione di quella gloriosa Svizzera. Volevamo rifiutare il diverso, imporre l’integrazione, ergerci a difensori delle tradizioni. In realtà abbiamo spento il nostro progresso, rinnegato i nostri valori ed ucciso le tradizioni. Questo è fascismo: chiudere gli occhi, nascondersi. Per questo, uno schiaffone da mio nonno lo meritiamo tutti. Per questo e per la pigrizia di preferire, alle spalle dei giganti antenati, il sedere di ciccioni e cocainomani…”








