Articoli per il mese di Febbraio, 2010

Martedì, 23 Febbraio 2010

 Il testo letto da Elena al funerale di mio padre martedì 16 febbraio 2010.

A Bill

Sono da 25 anni la compagna, la moglie, l’amica, la confidente, la complice, l’amante e poi anche collega di lavoro di Bill.
Sono così tanti i vuoti che l’assenza di Bill crea che non sono ancora riuscita a calcolarli.

Il mio uso dell’indicativo presente non è né un errore né casuale.

Oggi voglio essere presuntuosa e asserire di essere la persona che più conosce profondamente Bill.
Come nel nostro indirizzo e-mail “billelena chiocciola bluewin”, lui è parte di me e io sono parte di lui.
elena-e-bill-2007.jpgVivere in simbiosi per 25 anni, giorno e notte, porta ad essere in una sintonia tale per cui i suoi pensieri sono i miei, all’unisono.
Per questo vi posso garantire che grazie a voi oggi Bill è qui con noi anima e corpo. Io lo so.
Gli uomini e le donne che lavorano per la stampa parlata e scritta - che a nome di tutti gli amici e anche di Bill stesso ringrazio - hanno generosamente ricordato in questi giorni quanto Bill abbia fatto nel corso della sua vita, per il suo paese e per tante persone, nel suo essere attivo nella società e nella politica.

Vi posso assicurare che anche dietro le quinte, nel suo privato, Bill era così.
Caparbio, testardo, combattivo, generoso, dolce. Sempre presente in caso di bisogno.
Bill si è dato totalmente durante la sua vita. Si è dato a me, ai figli (di cui era così tanto orgoglioso. Quante le volte che mi ha detto: “Elena come siamo stati fortunati ad avere due figli così”), si è dato a tutti quelli che chiedevano aiuto (e spesso anche senza bisogno di chiederlo), nel limite delle sue possibilità ha sempre almeno tentato di dare e di certo l’indifferenza o il far finta di non vedere non erano di casa sua.
Non ha mai fatto nulla per un suo tornaconto personale se non per quel poco di ambizione nell’apparire.
Riuscire a far pubblicare una sua opinione od un suo commento per diffondere il seme di una sua idea era importante. Per cui se dopo due o tre giorni che aveva spedito qualcosa alla stampa e questa non pubblicava, lui aveva la tolla di pressare i giornalisti (non ho dubbi del fatto che qualche volta abbiano pensato di lui come ad un gran rompiscatole - e non solo i giornalisti per la verità -).
Ma tutto questo voi lo sapete. Perché se oggi siete tutti qui a rendergli omaggio è perché avete avuto la fortuna, come me, di averlo visto darsi anima e corpo. E quindi anche voi avete ricevuto un po’ del suo spirito.
E quel po’ di suo spirito oggi si fa sentire qui dentro proprio sotto lo sterno, lì dove il nostro cuore sta bussando. Lo sentite? Quel dolore che, sia piccolo, medio o devastante, oggi ci accomuna, quel dolore che sta bussando dentro al nostro petto è un po’ di spirito di Bill.
E stando così tutti assieme in questa,  non chiamiamola cerimonia funebre, chiamiamola MANIFESTAZIONE di solidarietà, per noi che stiamo soffrendo per lui, stando così tutti assieme, è come se stessimo formando un grandissimo mosaico di “spirito di Bill”.
Bill è stato spesso una voce fuori dal coro. A differenza dei comuni mortali che quando giunge la loro ora rendono l’anima al cielo ed il corpo alla terra. Bill ha lasciato qui sulla terra il suo spirito ed ha mandato in cielo il suo corpo. Il suo cuore, i suoi polmoni, il suo fegato e i suoi due reni sono volati verso Zurigo, Losanna e Ginevra e così ben 5 persone hanno in loro un po’ del nostro Bill.
Generoso fino all’ultimo ha regalato un altro pezzo di sè. Un dispensatore di doni come Babbo Natale.
Non per niente molto spesso i bambini piccoli, la cui sincerità e spontaneità a volte fa male, incontrandolo nelle settimane attorno al Natale, con la cuffia in testa e con la sua barba bianca, lo additavano con gli occhi sgranati mormorando: “ma tu sei San Nicolao?”.

Per cui lui in questo momento, oggi, è con noi…. Spirito e corpo. ….
e io posso usare l’indicativo presente.

Adesso vi chiedo di voler immaginare con me per un minuto una verde e grande prateria, con una collina, e in cima alla collina, come un vecchio saggio nativo d’america, Bill, con i suoi blue jeans, seduto a gambe incrociate. Ha tra le mani un calumet della pace e sul viso uno sguardo tranquillo, rassicurante, tra la sua barba traspare un sorriso sornione. Lo visualizzate ? Ecco, ci sta dicendo:
In fondo oggi è un buon giorno per morire.

Sabato, 13 Febbraio 2010

 BILL ARIGONI 1949 - 2010

 

DOLCISSIMO BABBO TI AMERÒ PER SEMPRE! GRAZIE!

070823-comple-bill-agritur.jpg

Martedì, 2 Febbraio 2010

 Non siamo birilli da buttar giù!

0505.jpgdi Giuseppe Bill Arigoni, deputato Ps in Gran Consiglio

Era legittimo credere che la lotta messa in atto dai dipendenti/lavoratori/salariati delle Officine di Bellinzona avesse mandato un messaggioesempio positivo a tutti i salariati.

L’aver lottato per il proprio posto di lavoro e per la propria dignità di uomini, sentendosi forse per la prima volta protagonisti della propria vita lavorativa, avrebbe dovuto lasciare un segno importante. Purtroppo non sembra sia successo. Da quel momento di lotta ad oggi è scoppiata in pieno la crisi economica che ha messo in ginocchio diverse attività e ha fatto pagare ai dipendenti le scelte sbagliate fatte da dirigenti che si preoccupavano solo dei dividendi da dare agli azionisti. Alla faccia della qualità di vita e del rispetto della dignità degli uomini. Molti lavoratori dipendenti di molte aziende, che hanno solo lavorato mettendosi totalmente a disposizione di chi comandava spesso in cambio di salari da fame e facendo straordinari senza essere pagati, sono stati mandati a casa anche se non responsabili delle scelte strategiche delle ditte o delle banche. Già chi ha inventato la catena fordista diceva : “Operai, non vi si chiede di pensare, ci sono persone pagate per questo”. Si è visto!

Chi ha sostenuto l’economia virtuale che prometteva ricchezza per tutti senza creare un posto di lavoro ha scaricato queste persone mettendole a carico dello Stato sociale finanziato anche con i soldi di chi ora è licenziato. Doppia fregatura! Inoltre con la massima sfacciataggine ha chiesto anche dei finanziamenti allo Stato per risolvere i propri errori di strategia economica. 1o-maggio-bellinzona-14.jpgPurtroppo chi è stato licenziato, dopo aver sentito per anni promesse di una società migliore dove tutti avrebbero avuto le stesse possibilità e quindi ha sognato un percorso individuale di benessere, si è sentito svuotato e solo e non ha difeso il suo posto di lavoro ma ha accettato le motivazioni di chi gli ha tolto la dignità di essere protagonista per anni. Essere trattato come un oggetto da usare e buttare via quando non serve più ti consuma e ti toglie adagio adagio la voglia di vivere.

Un giovane direttore avuto come capo diversi anni fa mi raccontava di uno sciopero in America dove dei lavoratori, per ottenere pochi centesimi di aumento all’ora, hanno scioperato per tre mesi e alla fine hanno vinto. Lui aveva chiesto loro se ne fosse valsa la pena se il risultato era stato che per ricuperare i tre salari persi con l’ aumento ottenuto ci sarebbero voluti anni e la loro risposta, formulata con molto orgoglio era stata: “non importa… li abbiamo piegati e abbiamo vinto!”. Avevano lottato uniti per la propria dignità e per sentirsi uomini e non solo per i soldi.

Cosa voglio dire? Che se chi è stato licenziato, (se va bene con un piano sociale d’aiuto ma a volte anche senza questo piccolo sostegno perché i dirigenti si sono ingoiati anche le riserve finanziarie) non dice niente e se ne va come un predestinato agnello sacrificale non cambierà mai niente. Chi gestisce il vero potere, che è quello economico, ha avuto un attimo di panico pensando che la crisi avrebbe portato i dipendenti e le persone in difficoltà a protestare per difendere i propri posti di lavoro e la propria casa. Ma poi questo non è successo e tutto è quasi tornato nella normalità e chi ha subito tace.

Chi gestisce l’economia e i posti di lavoro ricomincerà, appoggiato anche dai suoi rappresentanti in Parlamento a intrallazzare come prima. È solo con una protesta e una lotta di resistenza, ovviamente non violenta, che si cambiano i rapporti di forza tentando di obbligare chi gestisce l’economia a trovare nuove strategie di distribuzione della ricchezza e di rispetto della dignità di chi lavora.

Martedì, 2 Febbraio 2010

 Lugano: il bosco riprende vita

bosco

Lugano. Il Consiglio Comunale si è riunito martedì 1 febbraio 2010. L’ordine del giorno prevedeva diverse trattande interessanti ma forse con troppo poco appeal per richiamare l’attenzione dei grossi media, almeno della RSI. Ma forse è meglio così, la presenza della TV spesso trasforma un momento di dibattito e di crescita per la città in un piccolo show televisivo. Per gli interessati è possibile trovare l’ordine del giorno nel sito www.lugano.ch/cc, dove ovviamente è anche possibile scaricare i verbali e le varie decisioni prese dai consiglieri. Per quanto mi riguarda, avevo a cuore un messaggio presentato per la sistemazione del Bosco di Cornaredo. Ecco qui il mio breve intervento….

Cari Colleghi e Care Colleghe,
fra le mani ci troviamo il messaggio municipale che concerne il bosco di Cornaredo. Gli obbiettivi del messaggio sono molteplici ma chiari: (i) la prevenzione dei pericoli naturali dovuti ai problemi di al-lagamenti ai piedi del bosco; (ii) la valorizzazione del bosco quale oasi di svago integrata nel con-testo urbano della città; (iii) la promozione delle attività didattiche e sportive a contatto con la natura e (vi) non da ultimo il miglioramento e la razionalizzazione dei metodi di cura del bosco.
Il periodo che la città di Lugano sta attraversando non è facile e dopo le ultime parole udite in sala, sicuramente anche finanziariamente poco chiaro. Andiamo alla grande o meglio essere cauti? La confusione sembra regnare un pò sovrana, e anche a livello di pianificazione finanziaria nel lungo periodo, pare che la città sia inghiottita da una fitta nebbia e che non riesca a riprendere una rotta precisa. Non si sa dove siamo ma soprattutto non si sa neanche dove andremo. La mancanza di un piano finanziario, benché presto nero su bianco troveremo sui nostri tavoli, non è che il risultato dell’assenza di una visione. Proprio l’assenza di questa visione potrebbe mettere a rischio un messaggio come questo che facilmente (direi troppo facilmente) sarebbe messo nel calderone dei progetti da scartare. E se non fosse per l’urgenza idraulica, probabilmente finirebbe così.
Personalmente, ma non credo di essere stata l’unica, in questi giorni però sono stata sopraffatta da altro, i problemi finanziari ad un tratto hanno di nuovo ripreso la loro giusta e corretta dimensione, e le preoccupazioni sulle disgrazie di queste giorni e della precarietà del nostro mondo hanno preso il sopravvento. Ed è in questa direzione che vanno le mie poche parole, nella direzione della qualità di vita, nella direzione del migliorare non solo l’ambiente intorno a noi, ma anche noi stessi. Almeno questa è la speranza, che il tutto sia un circolo virtuoso. Gli investimenti previsti da questo messaggio oltre ad avere dei benefici diretti per la popolazione, trasmettono anche un altro significato positivo: dall’amore che abbiamo per la nostra città, per i nostri boschi e per il nostro verde, al messaggio che investire nella cura del territorio è come farlo anche per il futuro. E anche gli inter-venti cosi detti minori hanno un significato sociale importante, dal rifacimento della segnaletica, ai momenti educativi previsti per i bambini (magari nell’aula nel bosco pensata nella zona orto dietro le scuole), nonché la cura di un bosco che purtroppo da se non riesce più a crescere in armonia.
4 mio possono risultare tanti, ma sia messaggio che rapporto analizzano scrupolosamente gli in-terventi da un punto di vista finanziario e visti i benefici sopraelencati, invito il CC ad approvare il messaggio 7951. Grazie per l’attenzione.

Il messaggio è stato approvato dal CC. Per la mia gioia, ma spero non solo.


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