Articoli per il mese di Dicembre, 2009

Mercoledì, 23 Dicembre 2009

 NO ALLA VIDEOSORVEGLIANZA! intervento in Consiglio Comunale del 21.12.09

Care colleghe e cari colleghi,

oggi voglio rappresentare quella fetta di cittadinanza che non vuole essere spiata dalle telecamere in ogni attimo della propria vita, quando esce di casa per una passeggiata, quando va a lavorare, nei supermercati, nei luoghi pubblici, sul treno, sul bus, al bar, sul luogo di lavoro. Perché la situazione è già ora questa. Telecamere ovunque da una quindicina d’anni. Come fossimo in carcere o agli arresti domiciliari.

video-controllo-di-via-besso.jpgVoglio rappresentare quella fetta di popolazione che non vuole rinunciare a una grossa parte della propria libertà individuale per nessun motivo, tantomeno per rispondere a paure per lo più irrazionali e per lo più indotte artificialmente per ottenere un controllo sulla popolazione.
Un passo alla volta lentamente in avanti verso l’ eliminazione dell’autonomia dell’individuo. Perché ogni volta che si guarda una telecamera prima di tutto si percepisce che in ogni luogo si è guardati da occhi sconosciuti che, anche se atti alla protezione delle persone e delle cose, inducono un perverso meccanismo di annichilimento, di deresponsabilizzazione e di repressione preventiva. È come se nelle prime esperienze di quando eravamo ragazzini fossimo stati osservati e controllati sempre e in ogni luogo dagli occhi dei nostri genitori.

Tante telecamere, tanta paura - Le telecamere nei luoghi pubblici rappresentano uno stato ossessionato dall’ordine, che ha paura, che trova soluzioni veloci e facili che attenuano il malessere nell’immediato ma non curano il malato sul lungo periodo. Infatti da molto tempo si istallano telecamere ovunque, negozi, benzinai, discoteche, musei, piazze, strade, ecc. e la percezione d’insicurezza non solo non è diminuita ma, come sapete molto bene, è addirittura aumentata!

il-grande-fratello-ti-osserva.jpgAumentano il valore degli immobili - La videosorveglianza nei luoghi pubblici è uno specchietto per le allodole con cui le autorità fanno vedere, con poco sforzo, che si occupano di sicurezza raggiungendo anche un altro scopo interessante. Incrementano, con poco sforzo, il valore degli immobili che sottostanno alla videosorveglianza. Quindi mettere telecamere, a spese di tutti i contribuenti, nei luoghi del lusso come via Nassa permette anche agli amici degli amici che ne usufruiscono di farci su anche parecchi soldi.

Non curano il sentimento d’insicurezza - Passiamo ora all’insicurezza. Le paure che alimentano l’insicurezza della nostra società non sono unicamente in relazione agli atti criminosi che capitano per la strada. Infatti l’insicurezza è per lo più alimentata dalla violenza domestica, dalla paura di perdere il posto di lavoro, dalla paura della solitudine, dalla pura di essere sfrattati, ecc. Tutti casi in cui le telecamere non servono a niente! Tralasciando il fatto che la maggior parte dell’insicurezza viene indotta dalle… (more…)

Mercoledì, 16 Dicembre 2009

 Condivido e pubblico il “famigerato” intervento di Nenad stojanovic in GranConsiglio.

antifascismo.jpgEcco la versione integrale dell’intervento che ha fatto infuriare, nella seduta del 1 dicembre 09 del Gran Consiglio, alcune  “camicie nere” della Lega dei Ticinesi.  COME SEMPRE LA VERITÀ OFFENDE! La Lega, anche a Lugano, rappresenta il più grosso conflitto di interessi, la più incoerente e antidemocratica delle formazioni politiche e questo lo dico cosciente del fatto che noi socialisti non siamo per niente perfetti.  È chiaro che questo movimento è congeniale ai partiti dei ricchi in tutto il centro destra. La Lega ha diritto di esistere ma deve rispettare gli avversari e le regole. Ma che ve lo dico a fare?

In grassetto le parti “calde”.

Domanda di naturalizzazione di AB

Intervento di Nenad Stojanovic (PS),
relatore del rapporto di minoranza

1.
Al giorno d’oggi risulta difficile il compito di chi chiede il rispetto dei principi quali eguaglianza, pari opportunità, parità di trattamento. Il rapporto di minoranza, di cui sono relatore, chiede in fondo solo una cosa semplice semplice, chea in uno stato di diritto dovrebbe essere data come acquisita: trattare la domanda di naturalizzazione di AB alla pari delle altre; dare al candidato la possibilità di essere sentito davanti all’apposita sotto-commissione della Commissione delle Petizioni del Gran Consiglio. Non si chiede quindi di accogliere oggi la domanda, ma di attendere fino a luglio 2010, quando scade il periodo di prova, per riesaminare l’incarto sentendo il candidato, “preferibilmente entro il 31.12 2010”.

2.
Chi afferma o pensa che si vogliono naturalizzare dei criminali dice una cosa non vera. Il nostro atteggiamento è stato sempre – sempre! – quello di basarci su criteri oggettivi, non soggettivi. Il nostro principio guida è stato sempre – sempre! – quello di rispettare il principio di eguaglianza, rifiutando qualsiasi arbitrio. La legge afferma che il candidato debba “conformarsi all’ordine giuridico svizzero”? Benissimo. Ma cosa ciò significa, concretamente? Non pagare regolarmente le imposte? Avere un conflitto d’interessi fra carica pubblica e vantaggi privati? Consumare droghe pesanti come la cocaina o l’eroina? Affittare i propri immobili a personaggi loschi che sfruttano la prostituzione? Prendere parte a una rissa? Oppure fare la bravata a 10 anni rubando con dei soci qualche pacchettino di patatine?

Si capisce perciò che la norma legale sulla necessità di “conformarsi all’ordine giuridico svizzero”, se non precisata, lascia aperto lo spazio all’arbitrio. E l’arbitrio è la negazione dello stato di diritto.

Per questo motivo, occorre avere dei… (more…)

Venerdì, 11 Dicembre 2009

 UNA LUMINOSA ANALISI DEL TRISTE VOTO ANTI MINARETI.

Nella rubrica “Le Opinioni” de “La RegioneTicino” del 9 dicembre 2009 ho trovato una lettera bellissima del signor Virgilio Pellandini  da Londra. Voglio condividerla con voi e spero che facciate lo stesso con i vostri amici.

 

per-una-svizzera-aperta-con-gli-altri.gif“Una volta, bambino, esclamai che “anche il Le Pen ogni tanto ha beh ragione”. Mio nonno, orgoglioso patrizio e liberale arbedese, rispose con uno schiaffone, intimandomi: “Gli Svizzeri i fascisti non li ammirano, li combattono”! Il pomeriggio di domenica quello schiaffone l’ho sentito ancora, nel cuore, quando abbiamo deciso di proibire i minareti. Non voglio accusare generalmente di fascismo chi ha votato sì, né discutere se la Costituzione Federale sia luogo appropriato per così infime questioni: fascista è il significato ideologico del voto. Nessuno ha votato pro o contro i minareti. Il soggetto in votazione era altro, più semplice ma superiore: accettiamo che stranieri importino le loro tradizioni in Svizzera? che un giorno il cuscus sieda vicino a castagne e vino nel pantheon gastronomico ticinese? A questo, all’importazione della diversità, abbiamo detto no. Proteggere le tradizioni è stato il nostro credo. Purtroppo, così, queste tradizioni le abbiamo in realtà stuprate: questo paese che tanto diciamo di amare è figlio di gloriose generazioni che hanno aperto case e menti, importato sapere, culture e ricchezze. I Leponti non mangiavano castagne, non parlavano la nostra lingua, non bevevano vino e non avevano nemmeno la nostra religione. Hanno imparato la lingua, bevuto il vino e mangiato le castagne dei Romani; accolto la fede religiosa da un Palestinese e costruito minareti vicino ai luoghi del suo culto; appreso i segreti della finanza da rifugiati religiosi italiani e la forza dell’illuminismo da rifugiati politici francesi. Hanno importato anche, è vero, pestilenze ed orde di criminali. Ma, imparando dai padri ed accogliendo santi e criminali, hanno creato una Svizzera migliore di quella che avevano ricevuto: hanno creato la Svizzera che tanto amiamo. Questa è la tradizione: arrampicarsi sulle gigantesche spalle dei nostri antenati per guardare fuori, lontano. Oggi, invece, diciamo di voler lasciare ai nostri nipoti solo un’imbalsamata clonazione di quella gloriosa Svizzera. Volevamo rifiutare il diverso, imporre l’integrazione, ergerci a difensori delle tradizioni. In realtà abbiamo spento il nostro progresso, rinnegato i nostri valori ed ucciso le tradizioni. Questo è fascismo: chiudere gli occhi, nascondersi. Per questo, uno schiaffone da mio nonno lo meritiamo tutti. Per questo e per la pigrizia di preferire, alle spalle dei giganti antenati, il sedere di ciccioni e cocainomani…”

Venerdì, 11 Dicembre 2009

 Ospitata alle 7 di mattina a Latele su La1.

In questo caso non si parla di politica bensì del lavoro del DJ nei club e dell’animatore radio.


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