Sabato, 15 Dicembre 2007
Si chiama Pietro

Lugano. Una serata come un’altra e ad un tratto capita la persona giusta al momento giusto che ti fa un regalo incredibile e neanche se ne accorge: ti restituisce un pò di speranza. Questa persona è nata e cresciuta a Lugano e comincia a parlarmi di Pietro. Ricorda come Pietro sia stato sempre così, sembra fosse già nato con la siringa appesa al cordone ombelicale, nessuno se lo è mai ricordato felice. Nessuno. Famiglia povera, molto povera e a quanto sembra dalla valle. Cresciuto fra le fredde mura di un ricovero per giovani, con il passare del tempo non è mai riuscito a ricostruirsi. Questa persona mi racconta che spesso di notte il Pietro non sapeva dove andare a dormire, allora veniva nella sua pasticceria la sera tardi e lo faceva dormire sui sacchi di farina. Li almeno era al caldo, non rischiava di morire assiderato. Mi racconta che spesso lo si vede alla pensilina del Botta, sempre con questo fare strano e perso che chiede spiccioli, dei giovani turchi hanno un baretto li sotto e quando arriva gli danno in mano un panino, una bibita e un due franchi. Così…senza neanche conoscerlo. Già, c’è chi "al Pietro" lo rispetta. Gli da una mano. Anche a Lugano, c’è chi ancora ha sangue caldo che scorre nelle vene, c’è chi la parola solidarietà gli da ancora un significato.
Nella città delle banche e della monarchia di Re Giorgio, c’è chi sostiene l’insostenibile, c’è chi vive l’invivibile, c’è chi ridà speranza.

Berna, elezioni Consiglio Federale, dicembre 2007. Il dilemma di Schlumpf. Una notte tormentata da sensi di ogni genere. Dovere, paura, coraggio, orgoglio, fierezza, forza…e ancora…pressioni, complotti, speranze che si scontrano, si intrecciano e danno vita ad un’ondata di entusiasmo per la politica federale che da troppo tempo non si sentiva. Poche ore ci separano dalla scelta.




