Giovedì, 20 Settembre 2007
Stranieri in patria
Capita a volte di fare degli incontri incredibili, inaspettatamente una persona caduta dal cielo si propone con forza sulla nostra strada. Inevitabile imbattersi.
Autostrada A2. Locarno – Lugano. Difficile seguire i discorsi di chi sembra venire da così lontano. Forte e impenetrabile, sembra non esserci spazio per molto. Le parole sfuggono. Le emozioni gelate. Quegli occhi acerbi che non lasciano spiragli. Ma basta un attimo, l’attenzione giusta, lo sguardo complice, la comprensione e una valanga di parole per un attimo infinito travolge il silenzio. Pare così giovane ma così compromessa dalla vita. Disillusa. Triste. Mi racconta dell’anarchia, delle speranze perse, della confusione, della sua malattia…la pigrizia…o meglio…l’incapacità di assaporare quelle poche cose belle che la vita ci offre. Lei è giovane e già così forte. Spaventata e arrabbiata mi chiede “che senso ha studiare se tutti mi dicono che tanto non troverò mai lavoro? Dove la trovo la forza?”. Ascolto. Preoccupazione. Un’altra storia di una giovane del nostro bel paese. Difficile non provare tristezza e dolcezza. Difficile non sentirsi impotenti di fronte a tanta amarezza. Parole che parlano di ossessioni e paure. Come quelle di molti. Giovani e non. Mi confida “faccio fatica a concludere qualcosa nella mia vita, è come se qualcosa mi allontanasse dalla stabilità, una forza che non comprendo”. Ed ha provato di tutto dall’amarezza di un “no” solo perché donna, al degrado dell’alcool, alla sensazione di noia e disagio, all’apatia fino alla fuga.
E ancora.“Ho solo 23 anni”.
L’impatto è forte, sbeffeggiata dall’amarezza di una gioventù che non riesce a trovare un suo senso stento a rimbrendermi . Sintomi di un disagio che non ha limiti. Ed allora penso come sia mai possibile vivere in un paese che fa sentire stranieri i propri giovani…già…stranieri in un paese che non gli accoglie, che gli accusa, che gli controlla, che gli abbandona, che gli esilia, che gli lascia morire…






