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Martedì, 2 Febbraio 2010

 Non siamo birilli da buttar giù!

0505.jpgdi Giuseppe Bill Arigoni, deputato Ps in Gran Consiglio

Era legittimo credere che la lotta messa in atto dai dipendenti/lavoratori/salariati delle Officine di Bellinzona avesse mandato un messaggioesempio positivo a tutti i salariati.

L’aver lottato per il proprio posto di lavoro e per la propria dignità di uomini, sentendosi forse per la prima volta protagonisti della propria vita lavorativa, avrebbe dovuto lasciare un segno importante. Purtroppo non sembra sia successo. Da quel momento di lotta ad oggi è scoppiata in pieno la crisi economica che ha messo in ginocchio diverse attività e ha fatto pagare ai dipendenti le scelte sbagliate fatte da dirigenti che si preoccupavano solo dei dividendi da dare agli azionisti. Alla faccia della qualità di vita e del rispetto della dignità degli uomini. Molti lavoratori dipendenti di molte aziende, che hanno solo lavorato mettendosi totalmente a disposizione di chi comandava spesso in cambio di salari da fame e facendo straordinari senza essere pagati, sono stati mandati a casa anche se non responsabili delle scelte strategiche delle ditte o delle banche. Già chi ha inventato la catena fordista diceva : “Operai, non vi si chiede di pensare, ci sono persone pagate per questo”. Si è visto!

Chi ha sostenuto l’economia virtuale che prometteva ricchezza per tutti senza creare un posto di lavoro ha scaricato queste persone mettendole a carico dello Stato sociale finanziato anche con i soldi di chi ora è licenziato. Doppia fregatura! Inoltre con la massima sfacciataggine ha chiesto anche dei finanziamenti allo Stato per risolvere i propri errori di strategia economica. 1o-maggio-bellinzona-14.jpgPurtroppo chi è stato licenziato, dopo aver sentito per anni promesse di una società migliore dove tutti avrebbero avuto le stesse possibilità e quindi ha sognato un percorso individuale di benessere, si è sentito svuotato e solo e non ha difeso il suo posto di lavoro ma ha accettato le motivazioni di chi gli ha tolto la dignità di essere protagonista per anni. Essere trattato come un oggetto da usare e buttare via quando non serve più ti consuma e ti toglie adagio adagio la voglia di vivere.

Un giovane direttore avuto come capo diversi anni fa mi raccontava di uno sciopero in America dove dei lavoratori, per ottenere pochi centesimi di aumento all’ora, hanno scioperato per tre mesi e alla fine hanno vinto. Lui aveva chiesto loro se ne fosse valsa la pena se il risultato era stato che per ricuperare i tre salari persi con l’ aumento ottenuto ci sarebbero voluti anni e la loro risposta, formulata con molto orgoglio era stata: “non importa… li abbiamo piegati e abbiamo vinto!”. Avevano lottato uniti per la propria dignità e per sentirsi uomini e non solo per i soldi.

Cosa voglio dire? Che se chi è stato licenziato, (se va bene con un piano sociale d’aiuto ma a volte anche senza questo piccolo sostegno perché i dirigenti si sono ingoiati anche le riserve finanziarie) non dice niente e se ne va come un predestinato agnello sacrificale non cambierà mai niente. Chi gestisce il vero potere, che è quello economico, ha avuto un attimo di panico pensando che la crisi avrebbe portato i dipendenti e le persone in difficoltà a protestare per difendere i propri posti di lavoro e la propria casa. Ma poi questo non è successo e tutto è quasi tornato nella normalità e chi ha subito tace.

Chi gestisce l’economia e i posti di lavoro ricomincerà, appoggiato anche dai suoi rappresentanti in Parlamento a intrallazzare come prima. È solo con una protesta e una lotta di resistenza, ovviamente non violenta, che si cambiano i rapporti di forza tentando di obbligare chi gestisce l’economia a trovare nuove strategie di distribuzione della ricchezza e di rispetto della dignità di chi lavora.

Martedì, 2 Febbraio 2010

 Lugano: il bosco riprende vita

bosco

Lugano. Il Consiglio Comunale si è riunito martedì 1 febbraio 2010. L’ordine del giorno prevedeva diverse trattande interessanti ma forse con troppo poco appeal per richiamare l’attenzione dei grossi media, almeno della RSI. Ma forse è meglio così, la presenza della TV spesso trasforma un momento di dibattito e di crescita per la città in un piccolo show televisivo. Per gli interessati è possibile trovare l’ordine del giorno nel sito www.lugano.ch/cc, dove ovviamente è anche possibile scaricare i verbali e le varie decisioni prese dai consiglieri. Per quanto mi riguarda, avevo a cuore un messaggio presentato per la sistemazione del Bosco di Cornaredo. Ecco qui il mio breve intervento….

Cari Colleghi e Care Colleghe,
fra le mani ci troviamo il messaggio municipale che concerne il bosco di Cornaredo. Gli obbiettivi del messaggio sono molteplici ma chiari: (i) la prevenzione dei pericoli naturali dovuti ai problemi di al-lagamenti ai piedi del bosco; (ii) la valorizzazione del bosco quale oasi di svago integrata nel con-testo urbano della città; (iii) la promozione delle attività didattiche e sportive a contatto con la natura e (vi) non da ultimo il miglioramento e la razionalizzazione dei metodi di cura del bosco.
Il periodo che la città di Lugano sta attraversando non è facile e dopo le ultime parole udite in sala, sicuramente anche finanziariamente poco chiaro. Andiamo alla grande o meglio essere cauti? La confusione sembra regnare un pò sovrana, e anche a livello di pianificazione finanziaria nel lungo periodo, pare che la città sia inghiottita da una fitta nebbia e che non riesca a riprendere una rotta precisa. Non si sa dove siamo ma soprattutto non si sa neanche dove andremo. La mancanza di un piano finanziario, benché presto nero su bianco troveremo sui nostri tavoli, non è che il risultato dell’assenza di una visione. Proprio l’assenza di questa visione potrebbe mettere a rischio un messaggio come questo che facilmente (direi troppo facilmente) sarebbe messo nel calderone dei progetti da scartare. E se non fosse per l’urgenza idraulica, probabilmente finirebbe così.
Personalmente, ma non credo di essere stata l’unica, in questi giorni però sono stata sopraffatta da altro, i problemi finanziari ad un tratto hanno di nuovo ripreso la loro giusta e corretta dimensione, e le preoccupazioni sulle disgrazie di queste giorni e della precarietà del nostro mondo hanno preso il sopravvento. Ed è in questa direzione che vanno le mie poche parole, nella direzione della qualità di vita, nella direzione del migliorare non solo l’ambiente intorno a noi, ma anche noi stessi. Almeno questa è la speranza, che il tutto sia un circolo virtuoso. Gli investimenti previsti da questo messaggio oltre ad avere dei benefici diretti per la popolazione, trasmettono anche un altro significato positivo: dall’amore che abbiamo per la nostra città, per i nostri boschi e per il nostro verde, al messaggio che investire nella cura del territorio è come farlo anche per il futuro. E anche gli inter-venti cosi detti minori hanno un significato sociale importante, dal rifacimento della segnaletica, ai momenti educativi previsti per i bambini (magari nell’aula nel bosco pensata nella zona orto dietro le scuole), nonché la cura di un bosco che purtroppo da se non riesce più a crescere in armonia.
4 mio possono risultare tanti, ma sia messaggio che rapporto analizzano scrupolosamente gli in-terventi da un punto di vista finanziario e visti i benefici sopraelencati, invito il CC ad approvare il messaggio 7951. Grazie per l’attenzione.

Il messaggio è stato approvato dal CC. Per la mia gioia, ma spero non solo.

Martedì, 26 Gennaio 2010

 UN PO DI MUSICA INDIPENDENTE DAL LIVING ROOM DI LUGANO

In una città che non brilla certo per una cultura alternativa d’avanguardia, un piccolo club di Lugano dal ‘98 cerca con umiltà e coerenza di aprire le sue porte alla musica indipendente ed emergente. Un’alternativa alla massificazione, una voce fuori dal coro! SOSTENIAMOLO!

www.livingroomclub.ch

Qui di seguito alcuni stralci dei concerti degli ultimi mesi, buona visione:

Lunedì, 25 Gennaio 2010

 Malvaglia: lacrime che non riescono a rendere più civili il mondo

Malvaglia

Lugano-Breganzona. Brucia, e brucerà ancora per parecchio tempo la disgrazia di Malvaglia. Una bambina, un bus, delle strisce pedonali, un auto e poi la fatalità. Ma di quale fatalità stiamo parlando? Come è possibile che il cervello umano di fronte ad una situazione di potenziale pericolo come lo è il sorpasso di un bus fermo non attivi un campanello d’allarme “tipo prudenza!”? Come è possibile? La ferita è profonda, anche per chi è lontano il coinvolgimento è forte e tutto pare così poco rimarginabile, non così presto almeno, non così facilmente. E la speranza? Quella che ci dice “tutto questo avrà un senso”? Nulla. Non c’è nulla, perché per quanto inimmaginabile possa sembrare, per quanto assurdo e crudele è, questo incidente sembra non aver fatto presa sulla nostra coscienza.

 

Lugano. Ore 22:45. Scorro lungo la via Besso, conosciuta non solo per essere centro nevralgico dello spaccio e del traffico (stradale) ma anche  per la sua moltitudine di fermate per i bus distribuite lungo il percorso. Giungo all’altezza di una di queste, un bus è fermo, il mio cervello si attiva, rallento, prudenza, mi fermo brevemente dietro. Tempo qualche secondo e due, sottolineo, due macchine mi superano a velocità sostenuta e a loro volta superano il bus altrettanto velocemente. Macchine ticinesi, ben inteso. Una Mercedes e una Citroën. Ed io al volante resto senza parole, e inizio a borbottare stordita “e se, e se, e se, e se un pedone…”. In pochi attimi mi infervoro, cerco di trasmettere la mia rabbia con un’inutile “clacsonata” mi sento frustrata, terribilmente annichilita, profondamente delusa. Non c’è speranza. E magari fosse un episodio. Magari fosse un momento. Ho fatto giusto poco tempo fa una segnalazione alla polizia a proposito di un tassista impazzito che, sempre sulla via Besso, mi si è “incollato all’auto a mo’ di francobollo” e poi mi ha superato sulla corsia di destra (quella riservata ai bus) come imbufalito. Secondo voi la polizia si è degnata almeno di darmi anche solo una cortese risposta? Forse avrei dovuto firmarmi Onorevole Sara Leoni chissà.

 

E intanto mi chiedo e mi domando se tutte queste disgrazie (e parlo anche del giovane liceale di Lugano) avranno mai un senso, perché sulle strade non vi è nulla che possa assomigliare ad un inizio di sensibilizzazione, perché la civiltà sulla nostre strade si è involuta  all’inciviltà. Ed oggi siamo qui, a vivere fra lacrime, estremismi ed impotenza. Ed io in un mondo così non ce la faccio proprio. Non sopporterei di perdere qualcuno per barbaria, perché è qui che siamo arrivati. Superficiali. Inconsapevoli. Ignoranti.


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